Sarà andata bene così?

(Volevo essere il batterista di Vasco Rossi_3)

Quando hai sedici anni, suoni la batteria, hai un gruppo e sei a metà degli anni ’80 e vivi in Italia, hai dei sogni. Non parlo delle velleità artistiche. Hai delle aspettative, la tua immaginazione vaga. Guardi al mondo che ti aspetta, pensi a come dovrebbe essere il tuo stile di vita futuro, quali dovrebbero essere le atmosfere che vorresti fossero tue e che vorresti realizzare.

Quando hai sedici anni, ci sono i libri, ma all’epoca io ero refrattario alla lettura. Allora c’era il cinema, i film, ma all’epoca i grandi successi erano sul sogno americano: puoi farcela, devi farcela, puoi partire dal ghetto e raggiungere la vetta. Baggianate. Poi hai le canzoni. Quelle straniere si, ma soprattutto quelle cantate in italiano di cui riuscivo ad apprezzare meglio le sfumature e il significato.

Quando hai sedici anni, suoni la batteria, hai un gruppo, sei a metà degli anni ’80 e vivi in Italia e il tuo contesto familiare non ti fornisce  particolari sollecitazioni culturali, qualcosa devi inventarti.

Che stile di vita avrei voluto? Avevo sedici anni, suonavo la batteria, avevo un gruppo, facevo concerti. Una vita ribelle? Senza esagerare, ma una vita piena, di quelle con la V maiuscola. Una vita fatta di atmosfere e di incontri. Risottolineo atmosfere. Sensazioni, vibrazioni (cos’è una vibrazione?).

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Quando hai sedici anni e suoni la batteria e hai un gruppo e fai concerti, come minino ti immagini di vivere delle avventure in stile Va bene va bene così:

Cosa facciamo stiamo insieme stasera
dai non andare via
non inventare adesso un’altra scusa
un’altra un’altra bugia
cosa ne pensi di dimenticare
di lasciarci andare
ma dimmi la verità
forse stasera è una sera
che ti sentivi sola
e sei venuta qua
Non eri tu che dovevi partire
e non tornare più
non eri tu che in fondo
è come salire
basta non guardare giù
va bene va bene va bene
bugiarda quando ti conviene
versati pure da bere
è sempre lì dove sai tu
Ti sei accorta che facciamo l’amore…sì
ti sei accorta sì
e non mi dire che non lo volevi
e che non lo sapevi che finiva così
va bene va bene va bene
distratta quando ti conviene
diresti anche che mi vuoi bene
anche se non me ne vuoi più
va bene va bene va bene va bene
va bene va bene va bene va bene così
va bene va bene va bene va bene
va bene anche se non mi vuoi bene
va bene
telefonami…..telefonami!!!!
va bene va bene va bene va bene
va bene va bene va bene va bene così
va bene così

Non realizzo un’analisi del testo, perché quello che era fondamentale per me, quando ascoltai per la prima volta questa canzone e negli anni a seguire, è che nella mia vita da adulto avrei voluto  vivere una situazione come quella.

Quando hai sedici anni, suoni la batteria, hai un gruppo, sei a metà degli anni ’80 e vivi in Italia e il tuo contesto familiare non ti fornisce particolari sollecitazioni culturali e qualcosa devi inventarti, non hai la consapevolezza reale che la società di adulti che ti circonda è ancora più confusa di te e che ha smesso di porsi delle domande fondamentali per vivere una vita intensa, che la ricerca di punti di riferimento e di una presunta verità, per dirla un po’ alla Nietzsche, era il travestire da verità il residuo delle emozioni accantonate.

 

E poi? Sarà andata veramente bene così?

Parole di Vasco Rossi , musica di Roberto Casini e Domenico Camporeale.

(continua, forse)

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