Valentina Colonna

(Chiacchierata intervista già uscita su torinonightlife.com)

Stavo cercando degli ospiti per Vernissage, il programma radiofonico che conduco tutti i giovedì dalle 21.00 in avanti, quest’anno sulle frequenze digitali di radioreporter97.it.

Vernissage è un salottino. Ci sono alcuni ospiti che interagiscono con me e  chiacchierano tra di loro, si misurano con il “fantasmagorico mondo dell’arte contemporanea” e quasi sempre si finisce a parlare del tutto e del niente.

Stavo cercando degli ospiti per una puntata di Vernissage, quando mi imbatto nel comunicato stampa dell’uscita di una nuova raccolta di poesie.

La poesia, quale miglior lenitivo dell’anima? All’interno di Vernissage, oltre che di arte contemporanea tratto spesso argomenti archeologici e ovviamente si parla anche di musica con gli ospiti. Ma di poesia?

Via, prendo i riferimenti e contatto la poetessa Valentina Colonna, autrice del suo nuovo libro di poesie “La cadenza sospesa”.

Ma chi è Valentina Colonna? Che sorpresa meravigliosa: è poetessa e musicista. Del 1990, giovanissima,  ha già pubblicato nel 2010 la sua prima raccolta di poesie “Dimenticato suono” e suoi testi sono apparsi su riviste, plaquettes, spartiti musicali e CD. Laureata in Lettere antiche, si è diplomata in Pianoforte ed è anche  autrice e conduttrice di sei puntate radiofoniche sul tema “Musica poetica: la retorica del Barocco” per Radio Vaticana, per la quale ha anche ideato e condotto il nuovo programma “Le parole della musica” sempre per Radio Vaticana.

Una “tipa” giusta da Vernissage.

La puntata in radio è stata piacevole, divertente, Valentina si è dimostrata molto disponibile a giocare con me e gli altri ospiti entrando in sintonia con lo spirito della trasmissione: seri con leggerezza, quindi senza prendersi sul serio. Nasce così l’idea di realizzare una chiacchierata intervista da proporre ai lettori di Torino Night Life per la nuova rubrica “Sono tra di noi”.

Come nelle migliori tradizioni bohémiens, seduti in un bar del centro di Torino, io e Valentina abbiamo iniziato chiacchierare.

Partirei dalle definizioni, che sono fondamentali per capirsi e costituire la base su cui dialogare.

Per Umberto Saba la poesia “è un momento di felicità, uno stato di grazia improvviso che fa ritrovare all’uomo il senso dell’umanità, della fraternità e dell’ottimismo, beni insostituibili che l’asprezza della vita gli aveva fatto dimenticare. Egli allora ritrova se stesso, i più veri e profondi valori della vita, il calore degli affetti, la serenità”. Per te, cos’è la poesia?

È una domanda, questa, cui spesso non mi so dare una risposta esauriente, perché trovo che le cose grandi come la poesia non abbiano una definizione sufficiente in cui collocarsi, o per me semplicemente le parole non sono mai abbastanza per rendere qualcosa di incontenibile e oscuro. Mi piace la definizione che ne dà Saba. Provando a darne una mia personale, io vedo la poesia come una “griglia”, una “rete” che attraversa la realtà intera e ne diventa un filtro. L’arte, e la poesia nello specifico, è come una traduzione, qualcosa cioè che conduce, prendendo per mano chi la condivide e ci si immerge, all’essenza di ciò che vive in natura. Proprio nella sua essenzialità trova lo stesso timbro che, mi piace pensare, si ricollega a un aldilà, di qualsiasi natura esso sia. Un tentativo di collegamento, diciamo, tra mondi.

Ognuno di noi è frutto di scelte e di incontri. Ognuno di noi ha costruito pezzettino per pezzettino il proprio contesto culturale. Quali sono stati o sono i tuoi  poeti dell’anima, cosa ti è rimasto di loro, chi hai abbandonato in una normale fase di crescita e chi hai accolto?

È importante rapportarsi con le arti dei grandi. Per me è stata utile l’immersione contemporanea tra poesia e musica. E così i miei maestri, di vita e di poesia in questo caso, sono stati poeti e musicisti. Tra i poeti che ho incontrato nella lettura e mi hanno folgorato ci sono, a partire da Tagore (che è stato uno dei primi autori che ho attraversato quando iniziai a scrivere), Cardarelli, Caproni, Ungaretti, poi i testi dei lirici greci e della letteratura latina (ho sempre amato Lucrezio e la filosofia di Seneca). Mi sono innamorata poi molto, tra gli altri, di Leopardi, Montale, Sbarbaro, Pavese e delle immagini dei cosiddetti “crepuscolari”. La musica parallelamente mi ha influenzato molto, con l’impressionismo e poi il barocco e la musica popolare. Fondamentali sono stati gli incontri con i maestri in carne ed ossa, che hanno influenzato la mia scrittura e il mio modo di vivere in modo decisivo. Importanti sono stati quelli musicali, pianistici e cembalistici, oltre a quelli poetici, dove sicuramente sono stati determinanti guide come Davide Rondoni e Claudio Damiani, tuttora maestri preziosi. Gli incontri musicali e poetici mi hanno insegnato a dare vita alle immagini, ad auto-criticarmi e ad ascoltare.

Adesso ti chiedo di esprimere una preferenza anzi due. E vorrei sapere anche qual è la  più difficile come scelta, perchè devi indicarmi solo  due poesie, una tua, una di qualcun altro.

Che domanda difficile! È una risposta che mi appartiene in questo momento, e che forse già domani sarà diversa! Adesso ti direi, tra le poesie di qualcun altro, che rileggerei volentieri “Ad portam inferi” di Giorgio Caproni. Tra le mie poesie, forse sceglierei qualcuna delle nuove ancora inedite, perché ogni nuovo testo è forse ancora “proprio”, prima di liberarsi del tutto dall’autore, ma se sfogliassi il mio libro probabilmente mi fermerei a rileggere “I viali di Torino”.

 Il peso del passato. La poesia aulica, i confronti, tu, la contemporaneità. Come ti orienti in questo labirinto virtuale? La tua ultima raccolta, La cadenza sospesa,come si inserisce nel mondo della poesia del 2015?

Abbiamo la fortuna di essere arrivati dopo secoli che hanno prodotto nell’arte capolavori. Non possiamo che contemplarli, arricchirci della loro bellezza e nutrircene. La contemporaneità va vissuta, cercando di godere e imparare dalla bellezza della tradizione, per provare anche a lasciare un proprio tentativo di contributo. Riguardo alla mia raccolta, chissà! Non saprei come si possa inserire nel mondo della poesia, ma mi piacerebbe vivesse al di là degli “specifici mondi artistici”, senza una collocazione esatta.

La musica. Tu sei una musicista. Poesia, musica e Valentina. Un mix equilibrato? Quali altre componenti esistono? 

Forse un tentativo di equilibrio. Musica e poesia hanno da sempre vissuto abbracciate, sin dalle loro origini, in varie forme, nonostante questa unione sia andata un po’ allentandosi nel tempo. Trovo sia un mix utile, perché un’arte impara anche dall’altra: solo allontanandosene un po’, ed esplorandola da altre dimensioni, un artista riesce a cogliere alcuni suoi aspetti non visibili a uno sguardo troppo ravvicinato. In me il rapporto tra le due discipline non è sempre pacifico; l’obiettivo è però quello di congiungerle. I miei interessi per l’arte, oltre alla poesia e alla musica, sono stati molteplici, dalla pittura alla fotografia. L’arte richiede una dedizione assoluta e una massima concentrazione, così queste altre dimensioni artistiche sono state “circoscritte” a forme contemplative, piuttosto che vissute (se non per diletto) in prima persona.

Domanda dovuta: l’estetica musicale e l’estetica della parola.

Prova a  racchiudere, con tutte le difficoltà del caso, in una frase i due aspetti.

Il suono e il ritmo accomunano la musica e la poesia. Anche l’oscurità e la luce sono tratti comuni e fondanti in entrambe. L’oscurità della musica è un’oscurità non vincolata alla griglia delle parole che, di per sé, tendono a imprigionare la realtà. L’oscuro della poesia, rispetto alla musica, è un oscuro più “esplicito”, che confina maggiormente la fantasia e il sentire del lettore o ascoltatore. Alla base di entrambe c’è però un’armonia che riproduce il mistero, facendosi luce.

La semantica si allarga. Questa una tua divertente e riuscita affermazione fatta durante la trasmissione di vernissage che ti ha visto come gradita ospite. La semantica, si allarga nella vita di tutti i giorni? Ma soprattutto, cos’è la semantica che si allarga?

È una frase che avevo usato in un contesto specifico… Comunque, la semantica, come studio dei significati delle parole, ha sicuramente per la poesia una rilevanza importante, in quanto, più che in altre forme di linguaggio, la poesia ha il tratto caratteristico dell’ambiguità, procurato dalla retorica che la struttura e da tutte le sue specifiche modalità. Così la prospettiva nell’arte è sfalsata, allargata. E in effetti questa, essendo filtro del reale, non fa che riprodurlo nella sua vastità e nella sua incomprensibilità.

Ti calza la definizione che scherzosamente ti ho dato in radio: la poetessa barocco contemporanea?

Sì! Mi piace molto! Mi ci ritrovo, in una sintesi che rappresenta sia il mio amore per il barocco musicale, che il tentativo di esprimermi poeticamente attraverso il mio tempo.

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